FAQ - Domande e Risposte

Scopri le risposte alle domande più comuni sul progetto Milano ExtraPulita



Domande e Risposte relative al Progetto Extrapulita

Scopri le risposte alle domande più comuni sul progetto Milano ExtraPulita

  • Qual è lo scopo del progetto?

    Sostenere in generale categorie deboli, quali persone disoccupate ed estromessi dalla comunità sociale (“extra”), inclusi richiedenti asilo, consentendo loro di svolgere una attivita’ per sostenere la loro dignità e contemporaneamente migliorare l’ambiente cittadino con una miglior cura (“extra”) delle strade/parchi/giardini.

    Il progetto vuole combattere il degrado urbano e il degrado sociale sostenendo le persone fragili che vogliano impegnarsi per la bellezza e cura delle città.

    Ci auguriamo che, come ha detto don Virginio Colmegna, ……“Milano possa diventare, per l’intero paese, la città trampolino dalla quale prendere lo slancio per tuffarsi a capofitto nella sfida dell’accoglienza e della inclusione.” 

  • Perché dovrebbe essere realizzato questo progetto visto che il servizio AMSA è già attivo e remunerato dai cittadini?

    Il progetto non si sovrappone al servizio Amsa ma lo integra: si tratta di “cura extra” e non solo pulizia periodica.

    Il progetto prevede l'impegno giornaliero di operatori, italiani e stranieri, provenienti da fasce deboli, che si occupino di una cure "extra" dell’ambiente.

    La convivenza nello stesso gruppo di lavoro di persone provenienti da diversi ambienti facilita anche uno scambio culturale ed un inserimento sociale utile a tutti.

  • Come si rapporta Extrapulita ad AMSA?

    È in collegamento, in quanto il servizio di “cura” e’ complementare a quello di pulizia e quindi i coordinatori di “milano extrapulita” così come gli operatori, pur non essendo dipendenti AMSA , dovranno osservare regole di intervento approvate da AMSA.

  • Perché dovremmo sostenere il progetto per i migranti quando ci sono italiani disoccupati?

    Il progetto è per tutte le persone appartenenti alle fasce deboli, non solo per i richiedenti asilo; è per quanti siano disponibili a lavori socialmente utili.

  • I richiedenti asilo sono pagati?

    Secondo la normativa italiana (ai sensi dell’art.22, D.Lgs. n. 142/2015) i richiedenti asilo nei primi mesi di permanenza in Italia hanno limitazioni nello svolgimento dell’attività lavorativa.

    Non ricevendo alcuna retribuzione, il loro lavoro è volontario. Li ripaga comunque in termini di integrazione sociale, apprendimento e socializzazione.

    I tirocinanti invece riceveranno la remunerazione prevista. 

  • Come si interviene sul territorio?

    È previsto che a regime sia coperta l’intera città, su 9 aree corrispondenti ai municipi, con particolare attenzione alle periferie.

    Per i primi 12 mesi con un pilota su 3 aree, per mettere a punto le attività del progetto ed eventualmente migliorare la operatività con i suggerimenti che verranno.

     

     

  • Quante sono le persone che lavorano?

    La squadra “tipo” è costituita da 6 persone, 1 assunto full time, 1 tirocinante full time, 4 volontari part time.

    Si potranno aggiungere altri volontari in funzione di particolari necessità.

    Le squadre saranno coordinate da 1 persona che avrà una visione e responsabilità globale del progetto a livello cittadino.

    Il numero delle persone attive a regime dipenderà dal successo del progetto e dalla copertura economica; potenzialmente potrebbe essere dato lavoro socialmente utile a centinaia di persone.

     

     

  • Ma i volontari e tirocinanti possono trovare in futuro altro lavoro?

    Il progetto prevede che ci siano successivi passi di selezione e formazione che facilitino l’ingresso degli interessati nel mondo del lavoro.

    La sperimentazione ha preso avvio a Milano solo il 12 dicembre, non sono quindi ancora disponibili dati che attestino il successivo inserimento lavorativo dei partecipanti.

     

     

  • Quanto costa il progetto per ogni area coperta?

    Il costo di ogni squadra è dipendente dagli  assunti e i tirocinanti che  saranno remunerati secondo quanto previsto dalla normativa di legge. In aggiunta le spese di gestione e comunicazione del progetto.

    La dimensione dell’area coperta dipende sue caratteristiche e dalla composizione delle squadre, in particolare dal numero dei volontari che saranno impegnati. 

  • Verranno rimossi anche i graffiti?

    Il disegno iniziale prevede la cura di strade, parchi e giardini; ma il progetto è aperto e si potrà estendere in funzione delle richieste e suggerimenti dei cittadini e della copertura economica.

  • Quali altre attività sono collegate a “milano extrapulita” ?

    Il progetto è l’inizio di un percorso virtuoso: conoscendo meglio gli operatori attivi nel progetto, potranno essere avviati quelli con le opportune inclinazioni a progetti economicamente auto-sostenibili, con preliminare opportuna formazione.

    A semplice titolo esemplificativo: raccolta di indumenti usati, recupero computer usati, recupero alimenti e imballaggi, piccole manutenzione di edifici pubblici, etc…

  • Chi sono i sostenitori/finanziatori ?

    L’iniziatore del progetto ed il primo finanziatore è il comune di Milano.

    Il progetto prevede che giunga ulteriore sostegno (nella forma di attività di volontariato e/o contributo economico)  dai cittadini che credano nel progetto , aziende che credano nella “social responsibility”, enti pubblici, comunità europea. Si spera anche giungere a parziale auto-sostenibilità economica dalle attività remunerative svolte.

  • Perché un’azienda dovrebbe partecipare?

    Il progetto lavora direttamente sul territorio, quindi l'azienda che volesse partecipare al progetto sponsorizzando una o più zone o una parte del progetto guadagnerebbe in visibilità più o meno legata al territorio.
    Le modalità saranno discusse e concordate nel colloquio che seguirà la compilazione del modulo online.
    La responsabilità sociale è un valore sempre più diffuso e importante per le aziende e inoltre in questo caso che l’immagine aziendale avrebbe certamente beneficio da una partecipazione opportunamente comunicata.

     

     

  • Chi è il Consorzio Farsi Prossimo?

    Il Consorzio Farsi Prossimo è una Società Cooperativa Sociale onlus nata nel 1998 e promossa da Caritas Ambrosiana. E' costituito da 11 cooperative sociali che operano prevalentemente sul territorio della Diocesi di Milano.
    Il Consorzio prende nome dalla lettera pastorale "Farsi Prossimo" del Card. Carlo Maria Martini, che sintetizza i valori ispiratori. 

    Per approfondire www.consorziofarsiprossimo.org

  • Solo a Milano?

    Speriamo che tante altre città “diventino extrapulite” e quindi si costituisca una rete ; sarebbe certo un vantaggio per tutti poter avere uno scambio di esperienze positive.

  • Cosa devo fare se voglio partecipare al progetto?

    Prendere contatto, condividere, fare una donazione, offrire volontariato o dare buoni consigli attraverso il sito internet www.milanoextrapulita.it

     




Letto sui Giornali

Alcune opinioni sull'argomento migranti espresse dai lettori dei quotidiani italiani.

  • Non facciamoli entrare

    Articolo 10 della Costituzione italiana : Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

  • Sono troppi

    In Italia ci sono meno immigrati che negli altri grandi paesi europei: 5 milioni, meno del 10% della popolazione italiana. E non aumentano: nonostante tutto siamo un paese di transito.

    Certo nelle grandi città è diverso. A Milano le persone nate fuori dalla comunità economica europea sono circa il 20%, in linea con le altre grandi città del continente.

    Il problema è costituito dai migranti che “ciondolano” in città, occupano strade e giardini, spesso creando situazioni di disagio.

     

    Per questo sono necessari progetti come “Milano Extrapulita”, che creino attività e facilitino integrazione. E dove necessario interventi puntuali e tempestivi per far rispettare regolamenti e leggi.

  • Non ne possiamo ricevere altri

    Ha detto Papa Bergoglio : “Noi siamo una civiltà che non fa figli, ma anche chiudiamo la porta ai migranti. Questo si chiama suicidio.”

    Senza immigrazione la popolazione attiva è destinata a crollare : dal 1995 al 2015 i nativi in Italia in età lavorativa sono diminuiti di 3 milioni. Ne perderemo altri 4 milioni entro il 2030 e 12 milioni entro il 2050. Parliamo del 30% dell’attuale forza lavoro. Senza immigrazione nel 2050 il rapporto fra lavoratori e pensionati arriverebbe 1:1, insostenibile. 

    E fare figli non basterebbe, un aumento delle nascite avrebbe impatto solo fra 20/30 anni e sarebbe comunque insufficiente.

    Il nostro sistema di welfare terrà solo se aumenterà l’occupazione, se crescerà la produttività e se i saldi migratori saranno molto superiori a quelli attuali.

    Evoluzione demografica in Italia ( fonte Istat, popolazione totale ) :

    ll saldo naturale, costituito sottraendo i decessi dal bilancio delle nascite, registra nel 2016 un valore negativo per 134mila persone. È il secondo maggior calo di sempre, superiore soltanto a quello del 2015 pari a 162mila, ma il valore non incide sul numero di residenti perché equivale al saldo opposto, positivo, nei flussi migratori con l'estero: +135mila persone.

    Al primo gennaio 2017 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 579mila residenti. 

    In futuro si stima che la perdita rispetto al 2016 sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2045 e di 7 milioni nel 2065. Tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici, la stima della popolazione al 2065 oscilla da un minimo di 46,1 milioni a un massimo di 61,5.

    E……facciamo 4 conti per la Germania:   

    da un articolo di Bernardo Valli del 30 luglio su “L’Espresso” :

    ...nel prossimo mezzo secolo la Germania conterà più di 64 milioni di morti e meno di 40 milioni di nascite. Se persistono i tassi attuali di fertilità (1,3 per donna nel 2016 contro il 2,1 necessario per mantenere stabile la popolazione) entro il 2080 può scomparire una quota di abitanti equivalente a quello della Germania dell’est, un tempo comunista. Agli 81 milioni di oggi al livello nazionale se ne dovranno sottrarre 24. Vale a dire l’equivalente delle popolazioni, assieme, delle cinque principali città del paese.

     

  • N° Rifugiati ogni 1000 abitanti

    Svezia             23,4

    Malta               18,3

    Norvegia          11,4

    Austria             10,7

    Cipro                10,0

    Svizzera             9,9

    Germania           8,1

    Olanda               6,0

    Danimarca          5,9

    Francia               4,6

    Serbia                4,2

    Belgio                3,7

    Lussemburgo      3,6

    Finlandia            3,4

    Bulgaria             2,5

    ITALIA               2,4

    Grecia               2,0

    Regno Unito       1,8

    (fonte Eurostat)

  • Tolgono lavoro agli italiani

    La competizione fra nuovi arrivati e residenti riguarda solo una parte modesta della occupazione poco qualificata, pari al 15% della forza lavoro.

    Non solo : gli immigrati facilitano la sopravvivenza di molte aziende perché accettano retribuzioni del 20/30% inferiori a quelle degli italiani. L’alternativa in molti casi sarebbe la delocalizzazione della produzione, come purtroppo avvenuto in molti settori.

    Non dobbiamo mettere in contrapposizione poveri migranti e poveri italiani, va sollecitato il governo a correggere errori antichi, manca una buona politica nazionale su questi temi. Ci vuole un programma nazionale molto concreto di azioni per l’integrazione.  

     

  • Consumano risorse destinate agli italiani...

    ...utilizzano servizi pubblici già carenti, ad esempio la sanità, a scapito degli italiani. E quello che guadagnano lo mandano nei paesi di origine: circa 5 miliardi di euro all'anno.

    Oltre 500mila imprese non individuali sono condotte da stranieri, in sostanza gente che dà lavoro ad altra gente. E il loro numero cresce del 6% all’anno, mentre quelle aperte da italiani calano dell’1%.

    Il corriere della Sera del 3 giugno 2017 riporta: 

    “Se il mondo delle imprese ha il segno più, bisogna dire grazie anche agli stranieri. Da coloro che aprono piccoli chioschetti agli angoli delle strade fino ai titolari di aziende innovative che puntano sul “made in Italy” (sembra che gli immigrati siano più bravi a valorizzarlo) per rilanciare l’economia. A Milano ogni giorno 79 idee nuove imprenditoriali si affacciano sul mercato e di queste una su cinque è in mano a cittadini provenienti dall’estero. (fonte camera commercio). Tra le provincie in cui sono apparse più imprese multietniche c’è Milano (1501)”.

    Gli immigrati, ci piaccia o no, contribuiscono per 3 miliardi di euro all’anno ai conti pubblici: danno più di quanto prendono. Il saldo positivo è dovuto a 2 fattori: i nuovi immigrati sono giovani e richiedono meno assistenza e contribuiscono a pagare le nostre pensioni.

    Molti di loro pagano contributi per pensioni che non percepiranno mai.

     

    Chiudere le frontiere vuol dire distruggere il nostro sistema di protezione sociale. A dirlo è l’Inps nel suo rapporto annuale, in cui ha calcolato che se i flussi di entrata dovessero azzerarsi, avremmo per i prossimi 22 anni 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps: insomma, una manovra in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo. 

    (È però da dire che ai 38 mld andrebbero tolte le spese che lo stato italiano sostiene per tutti i  migranti e in particolare per quelli che lavorano in nero o non lavorano). 

     

    Per questo il presidente dell’Inps, Tito Boeri - pur «consapevole del fatto che l’integrazione degli immigrati che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi» - spiega che è necessario «avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale». Gli immigrati che arrivano in Italia sono sempre più giovani: la quota degli under 25 che comincia a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015. Si tratta, ha calcolato l’istituto, di 150 mila contribuenti in più ogni anno. Numeri che compensano il continuo calo delle nascite, «la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico», spiega Boeri. 

     

     

  • Ma è vero che gli immigrati fanno aumentare il PIL italiano?

    Vero, ecco cosa scrive recentemente  Danilo Taino sul corriere della Sera :

    ….da uno studio pubblicato dal fondo monetario internazionale si evince che un aumento degli immigrati pari all’1% della popolazione adulta di un paese, accresce il pil pro capite di almeno il 2%.  Avviene in parte perché i migranti sono di solito più giovani della media dei cittadini delle nazioni ricche e quindi fanno salire la quota di persone in età di lavoro; soprattutto però avviene perché migliora la produttività, in quanto spinge i nativi a occupare lavori più specializzati……… a differenza di quanto in genere si pensa, il grado di istruzione degli immigrati, non è l’elemento determinante per giudicarne l’effetto sull’economia. Per esempio migranti con minori competenze spesso aumentano il numero di donne native che lavorano, in quanto vanno a sostituirle nelle prestazioni di assistenza familiare…….interessante notare che i migranti hanno livelli di competenza sempre più alti. 

    ……Decisive perché i vantaggi si concretizzino sono le politiche di integrazione nel mercato del lavoro. 

     

  • Delinquono e diminuiscono la sicurezza...

    ...delinquono 3 volte di più degli italiani, un terzo dei carcerati è straniero e un terzo dei reati è commesso da immigrati.

    Vero, la delinquenza è un problema. Tuttavia nonostante l’aumento degli immigrati la delinquenza in Italia è in calo dal 2013. Il problema vero sono gli irregolari che commettono tra il 60 e il 90% dei reati attribuiti agli immigrati pur rappresentando il 10% del totale.

    Chi ha un permesso delinque meno degli italiani: ha troppo da perdere.

    Accoglienza e sicurezza sono facce della stessa medaglia e per spegnere l’odio nessuno deve sentirsi escluso.

    Dobbiamo superare l’idea della semplice sistemazione, bisogna pensare al percorso di integrazione in quanto la immigrazione di per sé non è un rischio, la mancata integrazione si.

    Milano è capace oggi di muovere assieme coesione e inclusione sociale, se qui non ci fosse una porta aperta di accoglienza e di solidarietà ai migranti, molti non sarebbero vivi e lo sviluppo e la coesione non sono in contrasto fra di loro.

     

    Una maggiore integrazione rafforza anche la sicurezza.

     

  • Da noi arriva gente senza istruzione o formazione.

    Anche queste persone sono utili, se una società capisce come coinvolgerli, ad esempio lavoro domestico, assistenza agli anziani, attività che richiedono formazione minima.

    Dovremmo anche imparare a capire di chi abbiamo bisogno, come in Australia e in Canada.

     

  • Spesso non vogliono integrarsi...

    ...hanno cultura e valori diversi dai nostri. Soprattutto i musulmani considerano la propria religione e le proprie tradizioni superiori alle nostre leggi. Quando aumenteranno di numero saremo colonizzati.

    L’analisi dei flussi migratori nella storia mostra che l’integrazione arriva e la cultura nazionale si arricchisce. Certo integrare comunità poco permeabili non è facile. Ma in una o due generazioni ci si può riuscire. Molto dipende dalla capacità del paese ricevente di sviluppare programmi adeguati. Altrimenti il problema si pone più grave.

    Ad esempio sono utili gli accordi firmati in prefettura a Milano per la distribuzione dei richiedenti asilo in piccoli gruppi nei comuni dell’hinterland.

     

    Una  strategia che più sarebbe adeguata consiste nel prevedere flussi di immigrati più consistenti, almeno 100mila all’anno, dando precedenza a cittadini di paesi più facilmente integrabili; investire quindi sull’integrazione delle seconde generazioni, combattendo l’abbandono scolastico e l’esclusione sociale.

     

  • L’Italia sarà invasa dai profughi...

    ...oltre 170 mila nel 2016 e quest’anno saranno di più. E solo una minoranza con diritto di asilo, economicamente insostenibile; ci costano 3,5 miliardi all'anno.

    Certo gli imbrogli e la corruzione legati alla immigrazione sono una vergogna, cominciamo a risparmiare di lì e mettiamo i richiedenti asilo all’opera, con progetti come “Milano extrapulita” e altri che siano utili per il territorio e per i richiedenti asilo.

    Comunque nel mondo ci sono 65 milioni di persone sfollate, di queste 22 milioni possono richiedere lo status di rifugiati solo il 6% arriva in Europa e l’Italia è uno di quei paesi che ne ospita meno.

    La Germania nel 2015 ha dovuto affrontare flussi 8 volte superiori all’Italia.

    Il processo della immigrazione non è contrastabile erigendo muri, dobbiamo essere efficaci nelle soluzioni di accoglienza : decisioni rapide per la concessione dello status di rifugiato, percorsi di integrazione basati su lingua, istruzione, costumi e progetti concreti come “Milano Extrapulita”.

    E vanno introdotti meccanismi di espulsione più efficaci, soprattutto della minoranza che commette reati,  ad esempio il “decreto Minniti” per centri di rimpatrio dei soggetti pericolosi e dei delinquenti.

    L’Italia oggi “reagisce” alla immigrazione in termini di emergenza , ma non agisce ancora adeguatamente in modo completo e strutturato, uniformemente sul territorio nazionale.

    È anche necessario intervenire nei paesi di provenienza

    Così il presidente del Parlamento Ue,Tajani al"Messaggero":

    "Si sottovaluta quello che sarà l'Africa tra 5 anni", con la crescita demografica, il cambiamento climatico, la desertificazione, le guerre, la carestia in Somalia e Sudan". Ci si occupa dell'emergenza, "litighiamo su se chiudere o no frontiere o porti, ma ciò non servirà a nulla se non capiamo che tra 5 anni avremo milioni di persone che spingeranno per entrare". Secondo Tajani occorre combattere la povertà in quei Paesi: "L'Europa ha strumenti e mezzi per poterlo fare". 

     

    Così dal libro “Avanti” di Renzi:

    …..l’immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre. Sostenere la necessità di controllare le frontiere non è un atto razzista, ma un dovere politico: come nota Régis Debray in un suo testo di qualche anno fa, Elogio delle frontiere, “Una frontiera riconosciuta è il miglior vaccino contro l’epidemia dei muri”. Ed è evidente che occorre stabilire un tetto massimo di migranti, un “numero chiuso”, che, in relazione alle capacità del sistema-paese di valorizzare e integrare in maniera diffusa, nel rispetto della sicurezza e della legalità, consenta un’accoglienza positiva e sostenibile. Il tutto, naturalmente, ribadendo la necessità che la responsabilità dell’accoglienza sia equamente condivisa con gli altri stati europei. Perché un eccesso di immigrazione non fa bene a nessuno. 

     

    Alessandra Testoni propone alcune soluzioni da realizzare subito.
    Esperta di cooperazione internazionale, si occupa di aiuti umanitari e immigrazione.
    Ha lavorato in Africa subsahariana, Medio oriente e America Latina.
    Dalla “7”,  allegato al Corriere della Sera del 10 agosto.

    Creare canali legali di migrazione:
    la possibilità di emigrazione legale toglie le persone dal circolo vizioso della clandestinità, del lavoro nero.

    Trasformare la legalità in un incentivo:
    facilitare chi lavora e si comporta correttamente.

    Lavorare all'integrazione (seriamente):
    per funzionare, le regole hanno bisogno di integrazione.

    Sostituire il mito:
    sostituire il mito dell’Europa con il successo nel proprio paese.

     

     

  • A proposito dello “Ius Soli”

    Dall'articolo di Goffredo Buccini pubblicato dal Corriere della sera il 16 giugno 2017

    Perché questi ragazzi “le seconde generazioni” non ci stanno invadendo: da un pezzo sono già qui, tra noi; sono figli dei primi migranti e da anni in mezzo a noi studiano o lavorano, chiedendo infine di essere riconosciuti da quella che considerano la loro nuova patria.

    La versione italiana (dello ius soli) ora in discussione prevede un diritto di suolo assai temperato (subordinato in sostanza allo status di lungo soggiorno di almeno un genitore) e, accanto ad esso, uno “ius culturae” assai intrigante: ne beneficia lo straniero entrato in Italia prima dei 12 anni che abbia frequentato regolarmente un percorso formativo di almeno 5 anni.

    Negare ai nuovi italiani la cittadinanza (che poi significa lasciarla così com’è adesso: più lenta e umiliante da ottenere) non ci mette affatto al riparo da ondate migratorie fuori controllo e pericolosi radicalismi tra i nuovi arrivati.

    I ragazzi delle seconde generazioni non sono il problema, sono una possibile soluzione.

    Sono mediatori naturali fra la cultura dei padri e la nostra, che è diventata loro facendone in qualche modo degli “arcitaliani”, persino pieni di ingenuo orgoglio di appartenenza.

     

    Considerare stranieri questi figli d’Italia che ci siamo cresciuti, trasmettendo loro le nostre leggi e la nostra cultura, beh, quella si che sarebbe la ricetta del risentimento futuro: un piatto avvelenato che faremmo a tempo ad evitare.

  • È essenziale che lavorino

    Tanti italiani si domandano: questi migranti sono una risorsa o una sciagura?

    Secondo me ne’ l’una ne’ l’altra. Infatti sono in molti che hanno usufruito del loro apporto per risolvere problemi di lavoro , ma e’ anche vero che i loro guadagni sono rientrati nei paesi di origine. Papa Francesco dice pertanto il giusto quando consiglia di non togliere loro ogni speranza; ma vigiliamo affinché’ l’attività di queste persone non sfugga a controlli e regole che devono essere le stesse per tutti i paesi della UE. 
    Francesco Italo Russo

     

    In un paese rigidamente e improvvidamente regolato da norme sindacali piu’ o meno invalicabili , dare lavoro ai migranti appare molto difficile tranne l’ipotesi purtroppo ampiamente sfruttata di ricorrere al nero. L’integrazione comporta il lavoro , altrimenti occorre ricorrere al respingimento. Non si scappa.
    Carlo Marsili

     

    Devono apprendere la disciplina, la nostra lingua e un lavoro, ma, in attesa, facciamo loro pulire canali e boschi. Non dico di costringere gli immigrati a una vita di galera ma questa ipotesi non mi sembra tanto male!
    Nerio Fornasier

     

    Visto che vengono mantenuti sarebbe una cosa giusta far lavorare i migranti.
    Cristina Magliocchetti

     

    Trovo assurdo il fatto che non li si faccia già lavorare.
    Giada Olivieri

     

    Preferisco veder lavorare i giovani italiani
    Sergio D’Aprile

     

    Ma idee per dare lavoro agli italiani niente?
    Antonio Cracco

     

    I migranti potrebbero fare lavori socialmente utili ed anche altro. Come noi , come vorremmo fare noi…..(vivo a Cassano delle Murge)
    Maria P.

    Speriamo che “Milano Extrapulita” sia considerata da questi lettori una buona risposta.

     

  • I migranti antidoto allo spopolamento

    Dal giornale “Avvenire”

    I migranti antidoto allo spopolamento

    In 755 Comuni italiani, pari al 9,5% del totale, la popolazione nell'ultimo quinquennio è cresciuta unicamente grazie agli immigrati. Si tratta di Comuni in cui risiedono oltre 11 milioni di abitanti, ovvero il 18,4% della popolazione: l'incremento del 32% degli abitanti stranieri in queste località ha compensato la riduzione dello 0,9% degli italiani, permettendo a questi centri di godere di un movimento anagrafico positivo per l'1,4%.«Il contributo demografico positivo derivante dalla stabilizzazione dei migranti - riferisce il Rapporto Censis - è particolarmente evidente in quelle aree che sono maggiormente a rischio di spopolamento, ovvero i Comuni periferici che distano tra i 40 e i 70 minuti dai poli urbani maggiori, dove risiedono circa 3,6 milioni di abitanti (il 5,9% della popolazione italiana) e i Comuni ultraperiferici che distano oltre 70 minuti dalle aree urbane, dove vivono quasi un milione individui, pari all'1,5% della popolazione.


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